Giovanni Pesce Articoli sulla didattica
Zadalampe- terra che non c'è
Home   |   Persone   |  Testi   |   Fotografie  



Albero genealogico Molinari

 



Archivio Pesce
Giovanni Pesce e l'Orto Agrario


Il canonico Pesce è una figura che ci appare dalla distanza come una di quelle menti avvedute e lungimiranti che hanno lavorato in un contesto difficile e che ci sorprendono per la lucidità con cui sapevano pensare. Anzi, pare che avesse una dote in più: saper progettare. Comunque sia, anche nei limiti offerti dalla situazione meridionale e laurinese in particolare, Giovanni Pesce ha saputo realizzare idee importanti per il paese. Un uomo di chiesa con un forte spirito innovatore e imprenditoriale, perfettamente integrato con il luogo in cui operava e a cui ha dedicato veramente le sue risorse intellettuali, culturali e umane. Non avere queste, giustifica il fatto di non spenderle. Ma per un piccolo centro del meridione, una figura di sacerdote così può destare qualche giustificata nostalgia anche oggi.

Il seminario

GIOVANNI, Battista, Pietro Pesce, figlio di Don Gherardo e Donna Gaetana Torrusio, nacque in Laurino il 27 marzo 1851.
Siamo tra la fine dell'800 e i primi del '900. La formazione deve essere stata quella rituale del figlio della buona famiglia di provincia che compie studi ecclesiastici, frequenta il seminario, prende i voti e svolge il suo ufficio nel paese natale. Successivamente consegue il diploma di direttore didattico, assecondando la sua vocazione all'insegnamento.
Nella biblioteca di famiglia si conservano molti testi e riviste di didattica che dicono di un uomo continuamente alla ricerca del nuovo e del perfezionamento.

         

Sembrerebbe il percorso abituale di molti, ma c'è un tratto distintivo nella formazione e nella mente di Giovanni Pesce, la sua abilità nel saper formulare disegni un po' più grandi dei confini in cui vive e di immaginarli connessi fra loro. Insomma, ogni progetto ideato si incastra con il precedente e il successivo, a far "sistema".

Il viaggio a Parigi
Partiamo da una viaggio importante, il viaggio a Parigi. Questa volta il grand tour ha la cartina ribaltata. Si va da Sud verso Nord. I tempi sono mutati e alla fine del secolo XIX il viaggio della maturità conosce nuove mete, una nuova destinazione: la modernità. Finiti i tempi della riscoperta dell'antica gloria latina e rinascimentale che portava da tutta Europa i giovani verso l'Italia, il gran viaggio ha lo scopo di aggiornarsi sulla contemporaneità e non di conoscere il passato. Un buon modo per non cadere nella trappola della nostalgia e avventurarsi nel futuro possibile.
Così, Giovanni Pesce lascia Laurino e va a Parigi proprio nell'anno della Esposizione Universale del 1889.
La destinazione merita una foto ricordo (curiosamente in borghese e non in abiti talari) davanti a un grande manifesto che celebra il monumento, all'epoca considerato solamente provvisorio, dell' ingegner Eiffel.

Giovanni Pesce torna a casa carico di souvenir cartacei, sono depliant, libretti, opuscoli, piccoli manuali. E' straordinario guardare tra queste carte. Sono tutte pubblicità di macchine agricole. Le più moderne disponibili all'epoca.
Appaiono come frammenti di possibilità, sono pizzini che parlano una lingua nuova e probabilmente ancora incomprensibile al mondo meridionale. Sanno di industria, produttività e avvenire.

Non sarà difficile immaginarsi la meraviglia e l'entusiasmo di questo laurinese partito da un paese di capre, asini e "zippi" di legno di fronte alla lucentezza del mondo tecnologico. Per quanto possa essere stato frustrante il ritorno all'arcaica condizione paesana ("difettiamo di macchine agricole, anzi non ne abbiamo neanche l'idea in questi luoghi" aveva scritto in un articolo), il viaggio a Parigi deve avere avuto un forte impatto formativo. Ha creato, assieme ad altri viaggi fatti in Svizzera e a Madera, una spinta a pensare le cose in maniera diversa e la propulsione a tentare la realizzazione di cose nuove anche a Laurino. L'aria del mondo, insomma, gli farà bene.

La Società operaia, la Scuola Agricola e l'Orto Agrario
(e un po' di musica…)

L'idea di queste tre "azioni sociali" saranno nate nella mente di Giovanni Pesce tutte assieme e già connesse tra loro, ma trovano realizzazione sul finire degli anni '80. La fondazione della Società Operaia di Mutuo Soccorso porta nel suo nome di battesimo la speranza e il nome della cura di cui il mezzogiorno d'Italia ha bisogno : "Il Progresso".

Fortemente voluta dal Canonico Pesce, la Società fissa in pochi punti i suoi obiettivi e la sua realizzazione è veramente qualcosa di nuovo per un paese come Laurino alla fine dell'ottocento. Una ventata di socialismo, indubbiamente, con un occhio attento alle questioni economiche. Giovanni Pesce si sarà dovuto molto adoperare per ottenere, nel 1888, 250 lire dal Ministero dell'Agricoltura.
Ma da buon imprenditore e promotore delle proprie idee, usa tutte le risorse che ha a disposizione: fa stampare una lettera promozionale per vendere le prestazioni della Banda Musicale della Società Operaia di Laurino

"composta da 30 bandisti, con strumentale nuovo e completo, con decente vestiario esegue a perfezione un modesto repertorio di marce, ballabili, sinfonie e pezzi d'armonia, ed il servizio per chiesa, il quale consiste in Litanie - Tantum ergo e Messa. Prezzi da convenirsi con appositi contrattini, a secondo della richiesta e della distanza."

::segue::

Tutto questo sarebbe nulla se, in una sua nota, il Canonico non appuntasse il suo convincimento che la cosa migliore da fare è di annettere alla Società "una scuola agricola elementare". Ecco come le idee si facevano progetto e si integravano l'una con l'altra. Si voleva partire dal basso per indurre uno sviluppo, altrimenti impossibile senza formazione e senza consapevolezza.


Ma mettere bambini nei banchi a leggere di agricoltura non è affatto il programma di questo uomo pratico, che mira all'efficienza di tutto ciò che fa.
La scuola deve essere prevalentemente pratica, e per far questo è necessario avere un luogo dove sperimentare direttamente le colture. Sarà il Comune di Laurino a mettere a disposizione un terreno nei pressi dell'ex Convento di Santo Spirito dove i giovani alunni potranno praticare l'arte della agricoltura. Quel terreno è così malmesso che lo stesso Canonico non può fare a meno di notare:

"quantunque incolto, inadatto, quasi inservibile, nell'anno 1887, e solo per darli un nome l'intitolai: Orto Agrario: n'era proprio la parodia!"

Da uomo intelligente, non difettava di una sana punta di autoironia…

Cavoli, cipolle e Catavob
La descrizione di questo orto, pubblicata in uno scritto dello stesso Pesce su L'Eco della Provincia del 25 Ottobre 1898, è veramente sospesa tra l'oggettiva, ragioneristica constatazione dello stato dei luoghi e l'amorevole passione verso questo mondo del lavoro ancora allo stadio infantile ma ricco di promesse. Una "palestra in embrione", come il suo ideatore e curatore definisce l'Orto Agrario, in cui sfoggiano la loro dignità vegetale "cavoli, cipolle, prezzemolo" e "tre susini, un pero, un melograno ed un ciliegio".

L'elenco delle piante messe a dimora è preciso e anche tenero. Saltano fuori curiosità che contribuiscono a farci un'idea di cosa fosse coltivato a Laurino all'epoca, e in quali varietà. La parte dedicata alle viti è, da questo punto di vista, particolarmente interessante e curiosa.

"A sinistra di questo viale è il vigneto di mq 110, in cui vengono coltivate 22 viti di Bordeaux, 2 Catavob, 40 di Aleatico nero, 8 di Moscatella bianca e 8 di Moscatella nera".

Quel vitigno dal nome curioso, molto probabilmente indica la vite Catawba (Vitis Labrusca) che prende il nome da una tribù di indiani nativi del Sud Carolina. Si tratterebbe di un vitigno probabilmente importato a seguito della diffusione della filossera negli anni '70 del secolo.
Nell'Orto Agrario di Laurino si provano i semi ordinati fuori regione e si vede quale varietà dia la resa migliore.

"Del grano di Rieti, pervenuto dai fratelli Ingegnoli di Milano, seminati da decilitri 2, se ne sono raccolti litri 5,3 e se ne sarebbero raccolti si più, se molte piantoline di esso grano non fossero state troncate dai topi. Già parecchi nostri campagnoli si sono determinati di voler introdurre tale grano nei loro terreni. Se son rose fioriranno."

Quello che funziona nel recinto sperimentale avrà una ricaduta positiva anche nei campi privati.
Giovanni Pesce crea a Laurino una scuola all'avanguardia con la biblioteca scolastica, la specola per la segnalazione del tempo, il microscopio, un piccolo molino ad acqua.

I Comizi Agrari
Ciò che si conosce e sperimenta nei pochi metri quadri dell'Orto Agrario può passare dunque a beneficio di qualche ettaro di terreno. Ma questo, dal punto di vista di Giovanni Pesce, non basta. Sa bene che un progetto funziona se condiviso, se le strutture più grandi ne potenziano le possibilità e la forza.
Ecco perché redige un testopubblicato poi nel n° 10 del periodico “L’Agricoltura Meridionale” in cui affronta criticamente la questione dei Comizi Agrari, suggerendo un programma di azione sunteggiato praticamente in pochi punti.

Istituiti dal Regio Decreto 3452 del 23 dicembre 1866, i comizi agrari furono una istituzione creata a sostegno dell'agricoltura e per la diffusione di tecniche e innovazioni in campo agricolo. Non ebbero successo, non svolsero la funzione per cui erano stati creati. Alla base di questo fallimento c'è, a detta di Giovanni Pesce, un atteggiamento di partenza negativo:

"Ed è appunto questa inerzia, questo indifferentismo che bisogna vincere, e non lo vinceremo mai se non si comincia la prova, non con più o meno pompose parole ma con l'eloquenza dei fatti. I primi in fatti di abitudine di educazione nei paesi rurali sono i maestri elementari, ed a questi debbono essere fatte delle speciali conferenze agricole dall'agronomo per poterli essi alla loro volta inculcare ai loro alunni, fin dalla prima classe elementare, ed abituare così l'attuale generazione a tenere in alto pregio la più antica, la più nobile delle arti, l'agricoltura. "

Insomma, formare una mentalità nuova, innanzitutto e da subito, confidando, con buon senso e con spirito positivista, nella forza devastante delle prove provate.
Anche in questo testo le varie figure si intengrano e professionalizzano: l'insegnante che formerà le generazioni nuove, l'agronomo che seguirà gli agricoltori consigliandoli e correggendo scientificamente gli errori commessi per tradizione, i proprietari terrieri che si trasformeranno in veri imprenditori.

Ma colpisce ancora di più un concetto di base, la diffusione e la condivisione dei saperi:

"E' necessario che un paese sappia ciò che fa un altro, c'è bisogno di emulazione, d'invogliamento, senza di cui si vive una vita priva di idee e di progresso".

Molto interessante, e sulla stessa linea, è anche l'idea di promuovere quelle che oggi chiamiamo mostre-mercato:

"Se ogni 3 anni ci fosse un'esposizione circondariale ed ogni 5 una provinciale, non poco sarebbe l'utilità per questi luoghi che ignorano nuovi prodotti e nuovi attrezzi agricoli."

E con questo siamo veramente tornati allo spirito della Grande Esposizione di Parigi. Il viaggio non è stato invano.
La torre Eiffel è chiamata dai parigini "l'asparago di ferro".  Ci piace pensare che Giovanni Pesce abbia sentito questa espressione e che abbia goduto doppiamente, innamorato com'era del mondo vegetale, ad ammirarne la botanica grandiosità.

……..……………………………………………………
Premiato con una medaglia di bronzo dal Ministro per l'Agricoltura.
Nel 1961 gli è stata dedicata la scuola di Laurino.

 

 

Zadalampe.com   info@zadalampe.com