Tutto l'articolo di Giuseppe Durante
Ottobre 2009 |
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Giuseppe Durante
Cenni Storici sulle proprietà collettive del Comune di Laurino
Articolo a cura di Andrea Altosinno
La mia ricerca genealogica su storia e origini della mia famiglia, come ovvio non può prescindere dall’individuare il contesto storico - culturale in cui i miei avi vissero e operarono.
Per questo, nel mio peregrinare tra le antiche carte, ogni notizia sulla Laurino che fu mi è cara e preziosa. Internet si rivela oggi uno strumento indispensabile per tali ricerche, capace di riservare dei veri e propri tesori. I percorsi della ricerca sono quanto mai intricati. Accade così che un testo dell’Archivio per l’antropologia e l’etnologia pubblicato in Firenze nel 1895 sia messo online dalla Harvard University (God Bless America!!).
In questo testo una rara testimonianza del prof. Giuseppe Durante “Cenni Storici sulle proprietà collettive del Comune di Laurino”.
Ma andiamo con ordine. Il 31 dicembre 1894 la Società Italiana di antropologia, etnologia e psicologia comparata bandì un concorso a premio per il miglior lavoro sulle proprietà collettive di tutta Italia o di una regione o provincia, o di uno o più comuni. La Società rendiconta l’esito del concorso così:
“Ci fu mandata invero una sola nota manoscritta di tre pagine, riguardante il Comune di Laurino nel Circondario di Vallo, in Provincia di Salerno. Vi si trovano indicazioni utili sopra certe coltivazioni fatte in comune da due o tre famiglie, sulla coltura lecita od abusiva di alcuni terreni comunali, sui diritti di pascolo e di legnatico. Ma queste indicazioni, mescolate ad alcune altre alquanto estranee, sono quasi solo accennate di fuga, mentre sembra che più si sarebbe potuto dire, accennando nomi di luoghi e forse anche scritture, che non mancheranno nel Comune o nelle storie locali. Per questa eccessiva brevità l’argomento sembra a noi trattato meno adeguatamente di quel che meritasse ; e perciò non essere caso di dare il premio. Bensì ad incoraggiare l'autore proponiamo che la sua nota sia inserita negli Atti della Società e che glie ne siano donate 50 copie a parte.”
Dunque il nostro povero professor Giuseppe Durante non ricevette il premio, e il suo lavoro non fu pienamente apprezzato. A suo onore e memoria, e a nostro diletto, vale la pena riportare le tre pagine, per noi di sicuro più preziose che per la Società di Etnologia.
Un fiorire di nomi di contrade campestri e di nuovo una testimonianza sulla neve. Ne apprendiamo dell’uso dei contadini di unirsi a gruppi di due o tre famiglie nella coltivazione in comune delle patate e dei cereali sui terreni comunali. Le suddette proprietà comunali: Pastino-rimanente, Fontane, Prato e Quercione sono state prese e coltivate “abusivamente” (e la cosa genera la non poca stizza del Prof. Durante)
“In circostanza di mutamenti politici, scorrerie di malviventi e decadimento del personale rappresentante il Comune (una antica tangentopoli laurinese? ndr). Questi dovette tollerarne la coltura colla consuetudine, e percepirne annui canoni.”
A testimonianza di una sana solidarietà concittadina all’epoca era in uso il diritto di « sforesta ». Dopo il raccolto gli indigenti potevano raccogliere biade, uve e altra frutta sia nei terreni comunali che privati. Lo stesso diritto si esercitava dal primo novembre nella frazione di Fogna nella raccolta delle castagne. Cittadini e forestieri hanno il diritto di esercitare la coltura di cereali, civaie (leguminose da granella oggi indicate comunemente come proteaginose), ortaggi, erbe da foraggio e qualche pianta industriale (chi sa cosa sono??) nelle tenute Pruno, Vesalo, Monte, Salandro, Commissione, ecc. di proprietà del comune, pagando l’Ente con una parte del raccolto.
Non esistevano recinzioni, se è vero che tutti potevano raccogliere cicorie, funghi, erbe mangerecce, indivie selvagge, liberamente sia nelle proprietà comunali che private. Relativamente al pascolo e legnatico, questi abitanti in genere hanno il diritto di usare il primo su nelle vastissime tenute del Comune denominate Monte dei cavalli. Pruno, Vesalo, Valle, Coste, Pescorubino, Salandro e Commissione Farneta, che nelle sue varie piccole zone di roccia e prati naturali, dette Piano del fiume, S. Antonio, Fontanelle, S. Rocco, Guardie e Cemola.
Resta l’ultima, bellissima immagine delle contadine in atavici panni di vestali:
“nelle sere dei giorni festivi, dal 21 aprile al 22 maggio di ciascun anno, nella ricorrenza del mese di novena e festa della Patrona Santa Elena; intorno ai fuochi le contadine inneggiano con sentito raccoglimento religioso, durante l’ardere, lo scoppiettio e l’ innalzare vortici di fiamme, che fanno i fasci di ramoscelli verdi, da esse recisi nelle tenute Comunali per tale uso, il giorno dell’ adempimento del rito.”
Andrea Altosinno
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