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Francesco Cassiano de Silva
Laurino in prospettiva
di Giuseppe Mastrandrea

La veduta di Laurino, disegnata negli anni a cavallo tra il XVII e XVIII secolo dall’incisore e “vedutista” Francesco Cassiano de Silva, è un eccezionale quanto poco conosciuto documento. È certamente la più antica immagine del borgo che si conosca; un disegno ad acquerello e china, Ø 11.50, contenuto nell’album del Cassiano: Regno Napolitano anotomizzato dalla penna di D. Franc.o Cassiano de Silva, nobile milanese, fatica decennia, e singolare dal medesimo posta ai piedi dell’ecc.mo Virrigo de Daun conte del Sac. Rom. Imp. Cav.della chiave d’oro Colonnello d’un reg.to d’inf. g. e. com.te delle truppe Cesaree e Cat. e Vicerè e Cap.n di questo Regno, che si conserva nella Öesterreichische National Bibliotek a Vienna.

Come tutte le illustrazioni che compongono l’album, anche quella che raffigura Laurino è un disegno dal vero che fornisce all’osservatore l’immagine del luogo nella sua interezza. Il punto di osservazione privilegiato consente all’artista una armoniosa visione d’insieme del paese e dell’altura su cui sorge.

In questo piccolo tondo il borgo appare racchiuso entro il circuito murario medievale che lo cinge su tre lati, essendo quello orientale difeso naturalmente da uno strapiombo roccioso. Lungo la cinta muraria, scandita da torri cilindriche o semicircolari, si aprono le porte urbiche (ne sono visibili due delle tre allora esistenti): quella occidentale, al centro della cerchia muraria, conosciuta come la porta degli Zoppi, dei Curci o dei monaci (Pietro Ebner) e quella orientata a meridione della quale, però, non si conosce la denominazione.
Una terza porta, detta di San Domenico, anticamente della Chiaia, che il punto di vista eletto dall’artista non consentiva di scorgere, era collocata a settentrione, “… la settentrionale nel cui interno era l’arme dei Sanseverino, era la porta del cosiddetto foro ed era guardata da due torri merlate” (P. Ebner).

Sulla destra, il castello longobardo domina il piccolo complesso urbano in cui sono riconoscibili le numerose fabbriche religiose contrassegnate dai rispettivi campanili e, al centro dell’immagine, staccate dall’abitato, si distinguono alcune strutture identificabili con il foro e lo xenodochio (?).
A sinistra, nella zona suburbana, si intravede il convento extra moenia di S. Francesco e, in prossimità del fiume Calore, la cappella campestre di S. Rocco.

Sono scarse ed incerte le notizie biografiche su Cassiano. E’ probabile che appartenesse ad un ramo della famiglia spagnola dei de Silva stanziatosi nel milanese nel corso del XVI secolo; si spiegherebbe cosi' come nella copertina dell’album conservato alla Öesterreichische National Bibliotek a Vienna si dichiari nobile milanese, mentre, in altri lavori si definisca hispanicus (V.Valerio).
Ebbe modo di viaggiare nel Regno di Napoli con l'incarico di controllare l'operato delle autorita' comunali: nel 1696 lo si trova governatore a S. Agata di Reggio, nel 1700 è capitano a Matera e nel 1702 è capitano a Sorrento.
Presente sin dal 1690 a Napoli ove lavorò fino ai primi anni del viceregno austriaco, il de Silva è stato uno dei più prolifici “vedutisti” che seppe documentare le specificità di numerose località del Regno mai prima rappresentate. La rarità di immagini di centri urbani meridionali era dovuta principalmente allo scarso interesse della cartografia ufficiale che preferì rappresentare o l'intero Regno o la sua capitale ed aree immediatamente limitrofe; ma anche al fatto che i cartografi meridionali erano più intenti alla stesura di cabrei (mappe catastali dei possedimenti fondiari) che alla rappresentazione del territorio.

Attivo anche come cartografo, Cassiano fu l’autore delle 20 tavole che corredano l’Accuratissima e nuova delineazione del Regno di Napoli con le sue provincie distinte, il primo atlante geografico interamente concepito, disegnato ed inciso a Napoli, pubblicato nel 1692. Più che alla cartografia - le sue tavole geografiche ricalcano con pochi elementi di novità quelle realizzate dal Magini - il nome di Cassiano è legato alle vedute incise per l’opera dell’abate Giovan Battista Pacichelli Il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodeci provincie, edito nel 1703. Dell’opera, un libro di viaggio per il turista dell’epoca, fanno parte le vedute di Piaggine Soprane e di Castelnuovo.

 

L’album viennese, commissionato dal conte Daun, non è un testo di letteratura odeporica, tantomeno il resoconto del viaggio che tutti i rampolli dell’aristocrazia di mezza Europa dovevano intraprendere per la loro formazione, ma è un racconto per immagini che aveva lo scopo di far conoscere alla corte viennese i nuovi territori italiani della corona austriaca conquistati nella guerra di successione spagnola. Il conflitto spagnolo, infatti, condusse ad un cambio di potere a Napoli che nel 1707, occupata dalle truppe asburgiche, ebbe un nuovo Vicerè – il primo del periodo austriaco - nel generale Wirico Philipp, Conte di Daun.
L’album , come ricorda lo stesso autore, è il risultato di un impegno durato dieci anni, dal 1695 al 1705, e si compone di 244 fogli e di un ricco apparato iconografico costituito da 175 illustrazioni di centri urbani del Regno di Napoli tra cui, oltre a Laurino, Capaccio, Agropoli
e Policastro.
L’opera, mai data alle stampe, è conservata nella forma di manoscritto.

 

 


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