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Teggiano, chiesa di San Michele Arcangelo
Due inedite campane di Cosma
e Damiano di Laurino

Marco Ambrogi

L’ascesa incerta e misteriosa all’ordine sommitale di un’antica torre campanaria è impresa difficoltosa ed ardua, in modo particolare legata al sistema di risalita, ma spesso rivela inaspettate sorprese di carattere storico ed artistico, legate in larga parte alla presenza di antichi ed inediti bronzi. Un recente sopralluogo al campanile di San Michele Arcangelo in Teggiano (1), ha riservato la sorpresa di rivelarne un importante tassello storico ed artistico per la città:
le campane trecentesche di Cosma e Damiano di Laurino.

Al momento alcuna pubblicazione o studio accennava alla straordinaria presenza, ma la firma “inequivocabile” del fonditore di campane e del probabile fratello, arricchisce il corpus artistico del laurinense (2) che visse tra la fine del XIII e la prima metà del XIV secolo, realizzando per la città natale due campane (nelle chiese dell’Annunziata e di San Biagio) e lasciando testimonianza della sua arte in Calabria, ad Altomonte (Santa Maria della Consolazione, 1336), a Napoli (insieme al maestro Martuccio da Venezia per la campana di Belforte, nel 1339) ed a Nola (nel Duomo); una sua opera è, infine, conservata nel celebre Museo della Campana ad Agnone (Isernia).

La torre di San Michele

Vedute dalla Torre di San Michele - foto Martina Casella
Vedute dalla Torre di San Michele - foto Martina Casella

La torre campanaria di San Michele a Teggiano, una delle cinque antiche parrocchie della città, costituisce una testimonianza architettonica importante per la chiesa micaelica; un volume di quattro ordini, dalla graduata altezza, che testimonia la consuetudine del campanile passante e dell’antico accesso all’aula di culto. Come per Sant’Andrea, sempre a Teggiano, il primo ordine si presentava fortificato su quattro piloni angolari ed addossato al lato corto della chiesa, dando adito ad un transito conducente all’ingresso dell’aula di culto, aperto sul vicoletto attiguo al palazzo Carrano. Nella cella superiore vi era, invece, il passaggio verso la dimora aristocratica (antico fortilizio longobardo), mediante un’ipotetica loggia aerea, dalla quale si poteva accedere anche alla tribuna prospettante nella chiesa stessa.

Oggi il campanile si mostra in tutta la sua fierezza, incastonando tra le mura elementi di reimpiego (un angolare è costituito da una delle Tabule Lusoriae esistenti in città) ed uno stemma, che rappresenta l’emblema dei Carrano, un interzato in fascia, con la figura della ruota, intervallata da immagini di un santo a cavallo e di un cavaliere. All’interno, invece, un piccolo portale in pietra con iscrizione, rende enigmatica la funzione del locale alla base del campanile stesso; la dicitura incisa sulla ghiera dell’arco è:

“EX DEVO NE.F.F.DR. NICOLAVS. SEVERINO SVB.A.D.1708”.

Nell’utilizzo del campanile passante, che permetteva di collegare due vie, si rinviene un significato carico di segni, quali la protezione e l’aspirazione verso l’alto, tipicamente medievali. Dal punto di vista costruttivo, invece, si rimarcava la capacità tecnica dei mastri muratori che edificarono la struttura su solida roccia calcarea e la possibilità di un accesso ulteriore alla chiesa. La stessa tecnica costruttiva della torre campanaria è di epoca posteriore alla fondazione dell’aula cultuale, particolare che potrebbe anche indurre ad ipotizzare la rifazione della struttura a più ordini, dopo un terremoto avvenuto comunque in età medievale, forse nel XII o XIII secolo.
Tanti i valori che accompagnavano il simbolismo della torre campanaria di una chiesa, valga per tutti la volontà di un tal Ruggero, che nel 1433 chiede di essere sepolto a San Michele, “in pede scalarum campanilis prope cancellam”, quasi a suggellare una sorta di protezione dell’ultima sua dimora, in luogo prossimo all’ascesa verso l’alto, come poteva presentarsi il campanile, nel suo più ampio ed ideale significato.
Le campane attualmente collocate nell’ultima cella sono tre, due del XIV secolo, con maniglioni cordonati ed una del 1757.

Le più antiche furono modellate e fuse da Cosma e Damiano di Laurino, la prima e più grande, certamente nel 1336, l’altra probabilmente nello stesso anno o in prossimità temporale; l’originalità di questa presenza è di triplice risalto, difatti finora il fonditore di Laurino era conosciuto alla critica in diverse realizzazioni singole, qui a Teggiano compare insieme a Damiano, probabilmente il fratello, per l’esecuzione di entrambe le campane. L’ipotesi della collaborazione col germano e forse gemello, è data dall’associazione dei nomi (i santi Cosma e Damiano), anche se ben presto i due dovettero separarsi. Difatti Damiano non compare in alcuna altra opera, neppure nella campana di Altomonte, fusa nello stesso anno 1336.
Oltre a ciò valga la presenza di una doppia campana, in un’unica torre, laddove le realizzazioni di Cosma, finora, erano associate ad unica presenza in vari campanili.


Campana grande


La campana grande nella Chiesa di San Michele Arcangelo - Teggiano


Le due campane medievali hanno la classica forma detta “a pan di zucchero”, per la caratteristica sagoma, tipica dell’età gotica ed un suono del tutto particolare. Si presentano oggi, a distanza di circa settecento anni dalla loro realizzazione, in eccellente stato di conservazione, senza crepe o rotture all’orlo inferiore, come spesso accade di vedere nei sacri bronzi più antichi. Altra particolarità, rinvenuta a Teggiano, è dovuta alla data impressa sulla campana grande, che venne fusa nel medesimo anno di quella calabrese di Altomonte; la dicitura in chiari caratteri gotici riporta nel registro maggiore :

+ COSMA: E DAMIANUIS: DE LAURINO:
FECERUNT ME: UOX MA: UOX UITE: ONS: ADTU+

e nel registro inferiore :

VE PIENA AIUTORIUM. POPVLO DEI.
+AD M.C.C.C.X.X.X.VI + MEL. APUNAN DEI A

anche se la decifrazione dell’iscrizione si è resa difficoltosa dallo sporco e dalle concrezioni accumulatesi sulla campana, nel corso dei secoli, nonché dalla posizione alta e quasi irraggiungibile per una precisa ispezione dei caratteri. Questa campana misura 87 centimetri di altezza e 80 centimetri di diametro alla bocca, i bracci cordonati sono alti 20 centimetri.
Dall’iscrizione si rende evidente che la campana fu realizzata da Cosma e Damiano di Laurino, dedicata alla Vergine Maria e fusa nel 1336.


COSMA E DAMIANUS sulla campana grande della Chiesa di San Michele Arcangelo - Teggiano

COSMA sulla campana grade della Chiesa di San Michele Arcangelo - Teggiano

 

DAMIANUIS sulla campana grande della Chiesa di San Michele Arcangelo - Teggiano

DAMIANUIS sulla campana grade della Chiesa di San Michele Arcangelo - Teggiano


Campana piccola

La campana più piccola, alta 65 cm e con bocca di 60 cm di diametro, riporta la seguente iscrizione:

COSMAS. ET DAMIANUS. MEN FUSE UIS.
FECERUNT. NOS.

COSMA e DAMIANUIS DE LAURINO sulla campana piccola della Chiesa di San Michele Arcangelo - Teggiano

Campana piccola della Chiesa di San Michele Arcangelo - Teggiano

 

Presenta le stesse dimensioni della campana più recente, che riporta la dicitura “AD. 1757 + CRISTVS STA…”.
Tutte e tre le campane hanno visto sostituire il ceppo ligneo di sostegno, di recente, con travi di ferro, molto probabilmente nel corso del restauro degli anni ’90 del Novecento, ad opera della Soprintendenza ai Beni Storico-artistici di Salerno.

L’orientamento di suono dei tre sacri bronzi si riparte ad est ed ovest, da un lato verso la città ed il “Quarto di Sant’Angelo”, dall’altro verso la campagna, quasi ad estenderne la protezione sia ai parrocchiani in città, che verso i loro luoghi di lavoro, dai quali venivano chiamati a raccolta, per le sacre celebrazioni nella chiesa micaelica.

La ricerca sull’ampia attività di Cosma continua e non si esclude che nei campanili della città, possano celarsi altre opere del laurinese; per ora basti sapere che le due campane di San Michele Arcangelo a Teggiano ampliano l’attività di un artefice che seppe farsi conoscere ed apprezzare oltre i confini della Lucania storica.

 

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1 Le note storiche ed artistiche della chiesa e del contiguo museo lapidario, sono riportate nel volume, opera di chi scrive, dal titolo Memorie di pietra. Il Lapidario Dianense del Museo Diocesano di Teggiano. La storia e il catalogo delle opere. Teggiano (Sa) 2017.

2 Riferimenti sul sito Zadalampe: “Un Magister del 1300-Le campane di Cosma” di Pippo POSILLIPO e in Stefania PAONE, Santa Maria della Consolazione ad Altomonte, Un cantiere gotico in Calabria, Roma 2015, p. 15.

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Marco Ambrogi, che si ringrazia per la segnalazione e per la concessione alla pubblicazione di questo articolo, è architetto, Direttore musei della Diocesi di Teggiano-Policastro, Ispettore Onorario dei Monumenti.


 

 

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